Dal Politecnico di Milano alla Columbia University, passando per Faberlab.

Dal Politecnico di Milano alla Columbia University, passando per Faberlab.

Architettura, stampa 3D e una tesi vincente.

Una storia che raccontano Gianluigi D’Aloisio e Paolo Righi, neolaureati in Architettura delle Costruzioni al Politecnico di Milano.

giovani_architetti“Siamo arrivati al Faberlab grazie alla nostra prof. Marinella Levi che sapeva della vostra stampante a polvere di gesso e perché dovevamo stampare il nostro progetto di Tesi – raccontano i due neo laureati –  Durante i nostri studi universitari avevamo partecipato partecipato al programma Erasmus e poi svolto un tirocinio all’estero di sei mesi.
Negli ultimi mesi di preparazione della tesi abbiamo cominciato a frequentare Faberlab per realizzare le complesse stampe in 3D del nostro progetto. Grazie alle tecnologia che abbiamo trovato abbiamo potuto realizzare forme molto complesse, a sbalzo, scavate, etc.Ci ha permesso di realizzare superfici curve in un colpo solo con tempi di stampa molto bassi”.

Nel dettaglio la tesi dei giovani laureati nel corso di laurea magistrale di architettura delle costruzioni del politecnico di Milano  ha come titolo “SURFING SURFACE. ESPANSIONE DELLA COLUMBIA UNIVERSITY” e ha avuto come  relatrice la professoressa Battisti Francesca, e come correlatore il professore Emilio Battisti.

Ed ecco l’abstract della tesi che ci è stato concesso cordialmente dagli autori !

L’ampliamento della Columbia University
L’impianto insediato del nuovo campus  della Columbia University a Manhattanville,  determinante nella costruzione di un nuovo brano di città all’intersezione della Broadway con la 125th. L’intervento esposto nella tesi  si è proposto come come sintesi di problematiche urbane, sociali e culturali.

Dalla volontà di ristabilire la continuità del Riverside Park, il Campus si attesta su un nuovo  asse viario che definisce un grande spazio pubblico con affaccio diretto sul fiume Hud-son. Il tracciato stradale sposta parte del traffico automo-bilistico e il viadotto in carpenteria metallica risulta libero, al centro del parco urbano progettato. Funzioni ricreative e legate al nuovo riverfront sono collocate in prossimità della Henry Hudson Parkway.

Il masterplan stabilisce alcune regole di sviluppo per l’intero insediamento. Il tessuto degli edifici accademici rispetta il dispositivo della griglia newyorchese, garantendo, allo stesso tempo, un piano terra  poroso e articolato, caratterizzato da connessioni pedonali e pubbliche e da luoghi di attrazione culturale e ludico-ricreativo; in questo modo si accentua il carattere dinamico e fluido di un ambito urbano in cui studenti e cittadini possano interagire e condividere luoghi e abitudini.

Il posizionamento strategico di funzioni pubbliche a diverse quote, accentua ulteriormente la tendenza del nuovo sistema universitario ad essere fruibile per la vicina comunità di Black Harlem.

La continuità morfologica del sistema della Broadway è garantita dal completamento di alcuni vuoti urbani con edifici a destinazione culturale e residenziale.

Columbia Business School

L’ampliamento della Columbia University Columbia Business School. L’edificio della Columbia Business School sviluppa ulteriormente il tema della porosità e dell’attraversabiltà del blocco, focalizzando l’attenzione alla dinamicità dei flussi generati dalla presenza di snodi infrastrutturali strategici. La fermata della metropolitana, le preesistenze dello Studebaker e della Prentice, la nuova ferry station e i principali percorsi pedonali generano molteplici possibilità di connessione. Queste plasmano il piano terra dell’edificio.

La sovrapposizione dei diversi percorsi che solcano il piano terra lasciano libere zone in cui aggregazione e interazione si intensificano.

Le due spazialità vengono separate da una superficie che regola il loro rapporto: si identificano forum e accessi da una parte, percorsi e promenade dall’altra.


Questa dialettica dei vuoti  si estende a tutto l’edificio identificando le zone pubbliche e le zone della didattica ai vari livelli.Degli scavi verticali portano la luce fino al piano terra e al tempo stesso determinano la connessione con il piano panoramico.
L’insieme dei flussi, orizzontali e verticali, modellano dunque una superficie continua, che avvolge l’edificio e diventa matrice spaziale unica che si appoggia puntualmente al terra, ospita ai piani superiori tutta la didattica e definisce la facciata.
La presenza di spazi pubblici alle varie quote fa si che l’organizzazione degli ambienti per l’apprendimento e lo studio sono ripensati nelle loro relazioni con quelli più informali e sperimentali.
Gli spazi distributivi si dilatano fino ad occupare il medesimo spazio riservato alle aule e ospitano nuovi spazi per un insegnamento nuovo e più partecipativo.
La superficie è l’elemento unico che assolve la funzione strutturale. Suolo, parete e soffitto si fondono creando una tridimensionalità nuova e continua degli spazi interni ed esterni.