Efficienza e qualità contro costi e incognite, la partita delle PMI verso Industria 4.0

Efficienza e qualità contro costi e incognite, la partita delle PMI verso Industria 4.0

Industria 4.0 a misura di Pmi: come, quando, perché e con chi cambiare il paradigma della fabbrica.

La digitalizzazione incombe e nessuna azienda può chiamarsi fuori. Di fronte a una buona percezione, lo scenario presenta anche tanti dubbi, a partire da chi affidarsi per guidare la svolta.
Dietro un termine all’apparenza semplice, e non di rado inflazionato, come digitalizzazione si nasconde in realtà una delle più importanti rivoluzioni con cui le fabbriche di ogni ordine e dimensione sono chiamate a confrontarsi. Un passaggio cruciale anche per le PMI, dove le stesse esigenze in termini di cambiamento e relativi investimenti delle grandi industrie si scontrano spesso con una minore disponibilità di risorse e competenze.
La buona percezione della realtà è tuttavia un ottimo punto di partenza, anche se non mancano difficoltà e timori. Secondo un’indagine di NetworkDigital360 in collaborazione con Wind Tre Business, il 24% delle PMI lamenta la mancanza di budget per investire nell’innovazione digitale. Il 21% considera invece alti i costi e con un ritorno troppo lontano nel tempo. In pratica, quasi la metà delle aziende indica le risorse finanziarie come principale barriera al cambiamento.
Questo non impedisce però il manifestarsi di un certo coraggio. Grazie anche a iniziative come il Piano Impresa 4.0 , gli investimenti in tecnologie digitali crescono comunque, in media dello 0,85% all’anno.
Una tendenza da consolidare sul campo senza esitazione, partendo da un’analisi della situazione reale per avviare una progettazione mirata all’inserimento di sensori, sistemi di raccolta dati, analisi e integrazione in tutte le fasi di produzione e gestione dei processi.
Un passaggio lungo e indubbiamente impegnativo anche sotto il profilo dei costi, tuttavia indispensabile.
Un sondaggio condotto dall’Osservatorio MECSPE  ha infatti appurato come il 67,6% degli imprenditori si dichiari consapevole di come la digitalizzazione sia in grado di migliorare la qualità del lavoro.
Sempre NetworkDigital360 individua tra le motivazioni che spingono le PMI a cavalcare la trasformazione digitale prima di tutto, a pari merito (42%), la prospettiva di una riduzione dei tempi di processo affiancata a quella dei costi operativi. Subito dietro (40%), il miglioramento della qualità interna del lavoro. Meno considerato invece il progresso nella qualità percepita dai clienti (30%). Infine, solo il 14% delle PMI punta direttamente a una crescita del fatturato.
Obiettivi importanti, raggiungibili però solo contando sulle giuste competenze. Un ulteriore incombenza per le PMI dove spesso le dimensioni non sono abbastanza grandi da giustificare la presenza interna di figure di base come un responsabile IT o un CIO. A maggior ragione, quando si tratta di chiamare un causa qualifiche mirate come un Chief Innovation Officer, esperti di tecnologie, di innovazione o change management, il cui ruolo è centrato intorno alla gestione del processo innovativo. Una guida al cambiamento tuttavia è indispensabile, all’occorrenza da individuare all’esterno. Esperienze precedenti, capacità di analizzare la propria realtà per arrivare a una progettazione a misura dei processi e disponibilità e di integrarsi nella struttura interna, sono requisiti imprescindibili per affidare una consulenza.
Più in generale, è fondamentale definire un gruppo compatto. A prescindere dal numero di persone, interne o esterne, in grado di assicurarle, servono infatti competenze nei diversi aspetti progettuali e al tempo stesso flessibili e aperte alla collaborazione. Tra questi, esperti di architetture hardware e software, di integrazione, di intelligenza artificiale, di reti neurali artificiali e infine di analisi dei dati. Sul fronte operativo, devono sapersi collegare e relazionare con esperti di social innovation, di marketing e di comunicazione, oltre a interagire con gli utenti consolidati dei sistemi gestionali.
Numero e diversità non devono spaventare. Nel principio stesso della digitalizzazione rientra prima di tutto la disponibilità a un’apertura della propria organizzazione, pur valutando attentamente ogni aspetto legato alla sicurezza. Sul fronte PMI, più competenze possono essere ricoperte da uno stesso partner di consulenza. In mancanza di progetti già realizzati sui quali effettuare la valutazione, capacità di analizzare a fondo i processi aziendali e disponibilità al lavoro in squadra, sono un buon punto di partenza.
Dalla parte delle PMI, un ultimo aspetto non necessariamente scontato in Italia. Il Piano Industria 4.0 sta già raccogliendo buoni risultati grazie a iper-ammortamento, credito d’imposta e defiscalizzazionee, dai quali si può auspicare un’estensione maggiore anche alle piccole e medie realtà. Da non sottovalutare inoltre, il potenziale apporto offerto da soggetti istituzionali dalle associazioni territoriali. Al riguardo, ottimi risconti hanno già incontrato i Competence Center diffusi sul territorio e i Digital Innovation Hub.