La casa smart: formazione, conoscenza e sviluppo le leve per le aziende

La casa smart: formazione, conoscenza e sviluppo le leve per le aziende

Spiega Davide Baldi, responsabile del Digital Innovation Hub di Confartigianato Imprese VareseFaberlab: «È il momento di pensare a come sta cambiando il modo di costruire, di mettere in relazione e di gestire i dati che ci vengono messi a disposizione dagli oggetti attraverso le nuove tecnologie. Dobbiamo preparare noi, le imprese e i cittadini a un processo senza ritorno».

Un processo dalle potenzialità di mercato enormi, come dimostrano, soltanto in provincia di Varese, i 164.714 edifici residenziali presenti, come conferma l’interesse di colossi come Amazon (con Echo) e Google (Google Home) per gli investimenti diretti nel settore smart living e come testimoniano le sempre più numerose app finalizzate alla gestione degli oggetti.

 

Di Internet delle Cose applicato al vivere intelligente (smart living) si è parlato giovedì 16 maggio a Gallarate nell’ambito di un incontro tecnico promosso in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Insubria e Bticino.

LE CONNESSIONI SONO TRA NOI

Le connessioni intelligenti sono tra noi: nel solo ultimo anno, gli esperti hanno rilevato una crescita del 27% e una tendenza inarrestabile. Ed ecco spiegato perché la casa dell’immediato futuro, sarà sempre più smart e rivoluzionerà non solo il modo di vivere di chi la occupa ma anche il modo di lavorare di chi la costruisce, ristruttura o allestisce.

Alberto Coen Porisini con Sabrina Sicari e Alessandra Rizzardi ne parlano in uno studio realizzato dall’Università degli Studi dell’Insubria dal titolo “Scenari applicativi basati su tecnologie gravitanti intorno al paradigma di Internet of Things per soluzioni in ambito smart living” e gli esperti confermano che la direzione da perseguire anche nella ricerca&sviluppo è questa: il mercato delle smart home ha toccato i 380 milioni di euro nel 2018 (+52%). Il problema è che il 41% degli italiani – sempre nel corso dell’anno passato – pur essendo arrivato a possedere almeno un oggetto smart, non è riuscito a utilizzarne le funzionalità più avanzate, perché troppo complesse, non note o ancora non comprese fino in fondo. Qui andrà a innestarsi il vero cambiamento, culturale e tecnologico.

Le stesse città si stanno muovendo: negli ultimi tre anni, una su tre ha avviato un programma in ambito smart city. Quindi, chiunque vorrà operare per gli enti pubblici e per i privati nel futuro, dovrà fare i conti con sensori ambientali e territorialisensori di prossimitàrilevatori di luminosità, di umidità, di temperatura, di pressione e di onde magneticheimpianti di video-sorveglianza e dispositivi wearable (aggetti da indossare, come i dispositivi commessi o gli apparati medici). A tutto vantaggio della riduzione degli sprechi, dell’ambiente, del risparmio economico e di una ottimizzazione dei tempi.

INFORMARE L’UTENZA FINALE
Spiegano gli esperti dell’università dell’Insubria: «I soggetti interessati a questa rivoluzione sono coloro che occuperanno gli smart building, chi li amministrerà, i manutentori degli impianti, i fornitori dei servizi e delle tecnologie e gli installatori delle tecnologie e degli impianti interni».

Un coinvolgimento ad ampio spettro delle aziende dell’intera filiera casa alle quali verrà chiesto di cambiare e, al contempo, di informare l’utenza di ciò che davvero è oggi, e sarà domani, uno smart building.

Tutto in discesa, tuttavia, non sarà. La connessione – soprattutto quando viaggerà sulle autostrade super veloci delle reti di quinta generazione (5G) – avrà bisogno di sicurezza, privacy e garanzia nell’impiego dei milioni di dati che passeranno da un oggetto all’altro. Un contributo funzionale in tal senso arriverà dalla ricerca, come conferma Alessandra Rizzardi dell’università dell’Insubria: «Sicurezza e privacy passano dal controllo dell’accesso, dalla definizione di permessi tramite politiche di security&privacy-aware, da regolazioni dell’accesso alle risorse in base al ruolo, dall’utilizzo di credenziali (username e password o certificati digitali) e dal riconoscimento dell’utente tramite sistemi biometrici (impronta digitale e retina)».

RETE 5 G E INTERNET OF THINGS
Lo sviluppo economico passerà, insomma, dall’innovazione e dalla tecnologia gravitanti intorno al paradigma di internet of things, dalle nuove frontiere rappresentate dalla diffusione della rete 5G e dall’intelligenza artificiale (auto apprendimento e autonomia dei sistemi Iot).

Farci trovare pronti ci aiuterà a competere» rileva Baldi. E, con Confartigianato Varese e Faberlab, annuncia un percorso che combinerà l’informazione alla formazione, il supporto ai progetti e la diffusione delle innovazioni.

Lo studio dell’università dell’Insubria, d’altro canto, non lascia spazio ai dubbi: «Internet of Things consente di pianificare uno sviluppo economico innovativo e sostenibile a vantaggio sia dei privati che delle aziende». E Dario Necchi, responsabile della formazione tecnica di Bticino, certifica con i fatti e con lo sviluppo impresso dalla società (gruppo Legrand, relativamente fresco – non a caso – dell’acquisizione di Netatmo, leader francese nei prodotti per la smart home) alla domotica e alle sue evoluzioni future. Un esempio su tutti, il nuovo Living Now Smart e qualche cifra: il mercato dello smart building è cresciuto dal 2016 a oggi del 52%.

 PER SCARICARE  LO STUDIO DELL’INSUBRIA: inviare una mail a info@faberlab.org