Open innovation: dall'ape alla ranocchia

Open innovation: dall'ape alla ranocchia

Ci sono un’ape e una ranocchia. L’innovazione si basa sul concetto di impollinazione con l’ape (consulenti, università, ricercatori, innovatori) che volando di impresa in impresa lascia e prende idee. E le idee – le nostre e quelle degli altri – si scambiano, si depositano e si sommano per dare alle aziende una marcia in più. E’ partito da qui il workshop “Promuovere la Open Innovation per la crescita delle imprese”, organizzato  martedì 17 marzo  al Faberlab di Tradate (Viale Europa 4/A), da Confartigianato Imprese Varese con Regione Lombardia, Confartigianato Lombardia e Finlombarda, con presenti : Angelo Gatto (servizi alle imprese di Finlombarda Spa) e Paolo Giorgetti (del Dipartimento Tecnologie Innovative del SUPSI).

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Paolo Giorgetti, docente al Dipartimento Tecnologie Innovative della SUPSI, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, ha presentato esempi azzeccatissimi: “In natura esiste una ranocchia che per difendersi dai suoi nemici si colora di blue. Però esistono altre ranocchie che non sono velenose ma assumono lo stesso colore per non farsi mangiare: hanno fatto proprio, chiamiamolo così, il brevetto di un’altra”. Morale, “non dobbiamo avere paura che le nostre idee possano circolare – continua il docente – ma porci il problema di come compiere quel salto tecnologico che oggi permette la sopravvivenza della specie”. In questo caso quella imprenditoriale, sempre più esposta sul piano dell’innovazione e interessata a capire come e quando innovare.

<Mi piace pensare che, in fondo, i meccanismi di funzionamento delle nostre imprese sono di fatto paragonabili (e in parte forse ne prendono spunto) dai sistemi biologici e naturali – dice Giorgetti. Un dirigente di una multinazionale ha usato, nel descrivere le attività che stava acquistando da un team di consulenza esterno, l’espressione “impollinazione”. Secondo me l’Open Innovation è esattamente questo. Essere disposti ad aprire i petali della nostra realtà ai pollini esterni, siano essi portati da “api” (i consulenti, le università, i ricercatori…) siano essi trasportati dai venti della tecnologia e del cambiamento. E infatti solo l’impollinazione, e lo scambio di DNA, può garantire l’evoluzione e la sopravvivenza della specie>.
La globalizzazione ha portato a nuove riflessioni anche sul concetto tradizionale di innovazione. Con il cambiamento dei mercati, dei modelli economici, organizzativi e di business, delle filiere e delle relazioni tra imprese si va verso l’apertura all’esterno. E gli imprenditori guardano alla Open Innovation come strumento per cercare le migliori innovazioni, e le migliori competenze, che il mercato offre al di fuori e al di là non solo delle mura aziendali ma anche della propria regione o nazione.
Serve una ricetta? Un fatto è certo: esiste un nuovo modo di fare impresa, ed è quello di lasciare entrare in azienda idee sempre diverse. Angelo Gatto, Servizi alle imprese di Finlombarda, sa che la crescita delle imprese dipende da quella che si definisce “innovazione aperta”, ma le imprese devono mettersi in rete. Per facilitare il percorso degli imprenditori, Regione Lombardia ha messo a loro disposizione Piattaforme di “Open Innovation” (in due mesi su quella lombarda si sono registrati 261 utenti e sono state attivate 9 community pilota) e un bando, dedicato alle singole imprese e alle community, per supportarle in quei progetti di innovazione che utilizzano piattaforme e reti di Open Innovation per rintracciare soluzioni e competenze tecnologiche, gestionali, di comunicazione.
Non è mai troppo presto per lasciarsi impollinare, e domani potrebbe essere troppo tardi.

 

L’obiettivo di Open Innovation è quello di sostenere lo scambio di conoscenze e di progettualità tra le aziende attraverso l’accesso alle piattaforme e a un bando per le aziende del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi.

I dati raccolti da Istat con il Censimento dell’Industria e dei Servizi, evidenziano che, a fine 11, le microimprese lombarde che innovano sono il 35,6% del totale delle imprese attive tra 3 e 9 addetti, quota più alta di 3,3 punti rispetto a quella nazionale (32,3%) che porta la nostra regione ad occupare il 5° posto della classifica delle 21 regioni e province autonome italiane. Secondo questi dati, la forma di innovazione prevalente in Lombardia è l’innovazione organizzativa: il 17,4% delle micro imprese ha investito in nuove pratiche di gestione aziendali, nuovi metodi di organizzazione del lavoro o in nuove strategie relazionali con l’esterno. Seguono le innovazioni di prodotto (16,7%), le innovazioni nelle strategie di marketing (16,2%) e le innovazioni di processo (11,8%). L’orientamento all’innovazione delle imprese è favorito dall’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e comunicazione (Ict): tra le imprese attive con 3-9 addetti presenti nella nostra regione l’81,5% dispone di una connessione internet, quota più elevata di 4,5 punti rispetto a quella nazionale (77,0%), che porta la Lombardia a posizionarsi al 4° posto nel ranking regionale. La maggior parte delle microimprese, il 70,2%, dispone di una connessione fissa in banda larga, il 22,8% accede a internet attraverso la linea telefonica tradizionale o ISDN e il 19,6% utilizza una connessione mobile.

<Open Innovation potrà dare un maggiore valore aggiunto alle imprese – dichiara il Presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, e su questo i piccoli imprenditori ci sono già. Sanno che la Open Innovation, infatti, può portare ad un ampliamento delle competenze aziendali, ad una maggiore solidità e ad un miglior posizionamento della propria attività anche a livello internazionale. La promozione di forme collaborative costituirà inoltre un fattore funzionale anche per politiche future indirizzate alla competitività, ponendo di fatto le basi per partnership anche di lunga durata tra imprese ed altri operatori del mondo imprenditoriale e della ricerca>.