Progettisti e designer insieme per un futuro in 3D

Progettisti e designer insieme per un futuro in 3D

Cosa cambia con le nuove tecnologie digitali in settori come Architettura e Design?

 

Se ne è parlato giovedì 23 giugno, a Faberlab Tradate, durante un workshop dedicato a professionisti e curiosi dal titolo “Fabbricazione digitale per architetti e designer“.
Relatore del seminario, Massimo Bianchini ricercatore al Politecnico di Milano e tra i fondatori insieme a Stefano Maffei di Polifactory, il laboratorio digitale dell’università milanese.
«Fin dall’introduzione di queste nuove tecnologie, architetti e designers sono stati interessati dal cambiamento – spiega a Confartigianato Imprese Varese – Ciò che cambia non è solo il fatto che un numero maggiore di professionisti possa accedere e utilizzare queste tecnologie. Anche il loro ruolo diviene sempre più strategico all’interno della filiera dell’innovazione».

Massimo Bianchini

Massimo Bianchini

«Oggi la possibilità di arrivare direttamente sul mercato attraverso piattaforme di crowdfunding, tramite cui finanziare un progetto, piuttosto di quelle su cui vendere online i propri prodotti, determinano un radicale cambiamento nella vendita e distribuzione».

Inoltre a mutare sarà anche il modo di presentarsi a clienti ed aziende. «I progettisti – continua Bianchini – potranno fornire un pacchetto completo che va dalle fasi di progettazione, fino al prototipo della loro idea». Possibilità insperate fino a qualche anno fa.

Ma a che punto è il Politecnico di Milano nella diffusione di questo sapere? «Negli ultimi anni Architettura, Design e Ingegneria hanno assistito a una vera e propria crescita di filoni di ricerca – spiega Bianchini – ma fino a qualche anno fa erano separati; nel senso che stavano esplorando in profondità le potenzialità della tecnologia, lo relazione con il mercato, i nuovi rapporti con l’utenza e così via. Negli ultimi anni invece dopo tanta ricerca teorica si stanno sviluppando laboratori di nuova generazione che mischiano più discipline. Questi laboratori si chiamano “inter-dipartimentali” dove più materie si incontrano e dove la teoria si mischia con la pratica sperimentale».

 

Un’ibridazione contagiosa in città come Milano, dove il numero di Fablab e officine digitali è in aumento esponenziale e che   può tornare estremamente utile anche per il rilancio degli “antichi” distretti industriali italiani. Un esempio pratico? Quello dell’ingegner Enrico Dini e dalla sua D-Shape che sta ottenendo interessanti applicazione nel settore dell’edilizia.
«D-Shape, ma anche Wasp e Sharebot (altri produttori italiani di tecnologie digitali ndr.) – conclude Bianchini – nascono tutti in distretti industriali e questo non è un caso. Sono aziende che capiscono la trasformazione in atto nei modelli produttivi e si inseriscono in un background fortemente legato alla tradizione italiana della produzione di macchine utensili. Una trasformazione in cui possiamo dire la nostra dal punto di vista del pensiero, dell’azione e dell’innovazione».